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Lake Bracciano the historic landscape
Gli Orsini di Bracciano
L'origine della famiglia Orsini risale a tempi storicamente non accertati e pare tragga origine dalla famiglia Boveschi; il primo componente storicamente presente è Giangaetano Orsini, nominato Pontefice col nome di Celestino III (1106 - 1198).
I primi discendenti si chiamavano fìlli Ursi e ben presto acquistarono potenza e prestigio nel territorio romano dopo aver lottato contro gli Hohenstaufen al fianco del senatore Matteo Rubenio e di suo figlio, il futuro papa Nicolo II, che erano avversari di Federico II.
In seguito la Casata si divise nei rami di Monte Giordano e di Campo di Fiore a Roma, conti e signori di Nola in Campania, di Tagliacozzo in Abruzzo, di Gravina e di Manoppello, di Monterotondo, di S. Angelo, di Pitigliano, di Anguillara e di Bracciano e di tutto il territorio sabino da Vico varo a Ceri.
Gli Orsini di Bracciano ebbero origine dal ramo di Tagliacozzo (genealogia), infatti la parentela con i Venturini che dominavano Cerveteri e la sponda nord-occidentale del lago Sabatino attirò Giovanni e Poncello Orsini di Tagliacozzo, condomini di Vicovaro, Burdella e Cantalupo, possessori di diritti a Galeria e Montelibretti, nonché in vasta parte del territorio della Sabina. Ne fa fede la donazione di Bracciano, S. Pupa e Castel S. Elia, fatta loro dall'antipapa Clemente VII nel 1378. La stessa moglie di Poncello, Maria Miele, di nobile famiglia romana ed imparentata con i Di Vico, vantava diritti a Trevignano e a Castel Giuliano, a garanzia dei quali il marito le concesse ipoteca sopra metà di Formello, e sui beni di Galeria, ingrandendo sempre più il potere della Casata intomo al lago di Bracciano.
La famiglia Orsini entrò in possesso ufficialmente del feudo di Bracciano nel 1407, con sentenza di Nicola de Bondis commissario del Senato Romano in favore di Gentile Orsini per assicurare la somma di 4971 fiorini d'oro prestata da Latino, padre di Gentile, al Senato stesso per redimere il Castello dall'occupazione di Cione de' Montanini]. La concessione fatta dall'antipapa Clemente VII a Giordano Orsini nel 1378, durante l'occupazione dei Bretoni, con la quale si cedevano, in cambio dell'aiuto prestato, il castrum Porciani (Bracciano), Santa Pupa (Manziana) e Castel S. Elia appartenenti all'Arcispedale di S. Spirito, non aveva alcun valore e fu solo grazie ai diritti acquisiti col prestito di Latino al Senato che la Casata Orsini potè entrare in possesso del territorio di Bracciano mantenendone la signoria sino al 1696, anno in cui il Castello fu venduto agli Odescalchi.
Il giorno 1 settembre 1417 una bolla di Martino V concesse il Castello di Bracciano "in vicariatum ad triennium" quale feudo di Carlo, Francesco ed Orso Orsini. Il papa infatti, al secolo Oddone Colonna, era stato elevato al Soglio pontifìcio con l'aiuto degli Orsini nonostante la rivalità che da lungo tempo opponeva le due famiglie, voleva perciò sdebitarsi e lo fece cedendo agli antichi avversari il feudo di Bracciano. Agli stessi fratelli il papa concesse anche il Castello di Stroncone (15 settembre 1419) mentre al cardinale Giordano Orsini fu concessa l'investitura delle abbazie di S. Maria e S. Salvatore a Farfa, nonché i titoli di Vescovo di Taranto, di Napoli e di Albano e di Arciprete della Basilica di S. Pietro. Egli ebbe inoltre l'importante incarico di incontrare l'Imperatore Sigismondo, dal quale ottenne giuramento di fedeltà al papato. A coronamento di tanto prestigio il Cardinale impiegò un'ingente parte delle sue ricchezze nell'abbellimento del palazzo di Monte Giordano e morendo, nel 1455, lasciò il nipote Carlo erede di gran parte del suo patrimonio.
Carlo Orsini, erede del grande patrimonio dello zio cardinale Giordano, aveva fatto di Bracciano il centro del suo stato feudale.
Esistevano
ancora a quel tempo, sia pur relegati in ruoli subalterni, i discendenti degli antichi condomini del castello, i nobili di Bracciano, i quali avanzavano diritti sul lago e sulle mole. Per eliminare queste pretese Carlo acquistò da questi antichi condomini varie tenute intorno al Castello, tra il 1427 ed il 1428 divenendo così signore e non più vicario di Bracciano.
Da Carlo e Paola di Giacomo Orsini conte di Tagliacozzo, nacque Napoleone Orsini, definito "uomo perito d'arte militare, insignito dell'alto grado di Capitano Generale della Chiesa"; egli era capo del partito guelfo a Roma e militava col fratello Roberto al soldo della Chiesa e del re di Napoli.Il Celletti si sofferma sull'aspetto cortigiano della personalità di Napoleone, riferendo quanto riportato in un documento dell'Archivio Vaticano nel quale egli viene descritto, nel 1470, come uno dei più potenti feudatari del territorio intorno a Roma, i cui possedimenti si estendevano dal Tirreno ad Avezzano. Ad aumentare il suo potere e la sua influenza concorrevano inoltre sia il decisivo ruolo di mediazione tra il pontefice e la famiglia Orsini ricoperto dal cardinale Latino, sia la circostanza che i suoi possedimenti confinavano con quelli del ramo di Tagliacozzo della sua stessa casata.
Napoleone, a partire dal 1470, fu l'artefice del grande ampliamento del Castello, avendo egli deciso che il maniero doveva divenire il fulcro della propria Signoria.
In precedenza vi erano stati aspri contrasti con il conte Everso degli Anguillara che era stato escluso dal possesso del Castello di Nepi, pur avendo contribuito con gli Orsini ad un mutuo di 10.000 scudi a favore della Camera Apostolica. I contrasti culminarono in un tentativo di scontro armato proprio durante la cerimonia per l'incoronazione del papa Calisto III, Alfonso Borgia, nel 1455. Lo scontro fu scongiurato dall'intervento moderatore del cardinale Latino Orsini. Una successiva mediazione del nipote del papa. Don Pedro Luis Borgia futuro Gonfaloniere della Chiesa e Prefetto di Roma, pose fine alle rivendicazioni ed agli scontri con gli Anguillara nel 1456. La carica di Prefetto conseguita da Don Pedro nel 1457, gli conferiva però anche la proprietà di tutti quei castelli che sin dai tempi antichi formavano il feudo dei Di Vico, il che naturalmente fece sorgere tali contrasti di interesse con Napoleone che perfino il cardinale Latino perdette il favore del papa e fu costretto a lasciare Roma. A questo temporaneo esilio non fu estranea la posizione assunta, in merito alla disputa, da Prospero Colonna che si pose dalla parte dei Borgia.
Alla morte del papa, il 6 Agosto 1458, gli Orsini tornarono a padroneggiare sui loro feudi ed il loro prestigio fu definitivamente ristabilito nel 1471 con la salita al Soglio pontificio di papa Sisto IV, favorita in modo determinante dal cardinale Latino. La riconoscenza del papa si spinse fino al punto di scegliere Bracciano come luogo di soggiorno durante la pestilenza che colpì Roma nel 1476.
Le alterne vicende storiche di quel periodo però, fecero sì che proprio il castello di Napoleone Orsini divenisse sede, nel 1478, dell'incontro degli ambasciatori di Francia, conte Tristano di Clermont e Gabriele Vives, con i rappresentanti della Lega che riuniva le città di Firenze, Venezia, Milano e Ferrara che si era formata con lo scopo di protestare contro la corruzione della Curia Romana e la mancata guerra contro i Turchi.
In sostanza Napoleone Orsini aveva saputo sfruttare con consumata abilità di politico l'importante posizione strategica del suo feudo, che lo rendeva di volta in volta prezioso alleato o pericoloso avversario dei suoi confinanti, come dimostrano anche le allettanti proposte di alleanza o matrimonio che gli vennero presentate sia dai Medici che dagli Aragona. Nel 1480, alla morte di Napoleone, il feudo venne ereditato da Gentil Virginio, nato dal matrimonio con Francesca Orsini di Monterotondo.


Gentil Virginio Orsini era stato educato alla corte degli Aragonesi a Napoli dove, giovanissimo, sposò Isabella, figlia di Raimondo Orsini principe di Salerno e di Eleonora d'Aragona. Nel 1463, agli ordini del Duca di Calabria, aveva partecipato insieme al padre Napoleone alla guerra contro Carlo d'Angiò, meritando il titolo di cavaliere dell'Ermellino.
L'educazione militare, ma soprattutto l'attenzione per le discipline umanistiche, che aveva avuto modo di affinare durante il suo soggiorno a Napoli, fecero sì che più tardi egli divenisse una delle figure preminenti nel panorama rinascimentale italiano. Anche durante i suoi soggiorni a Bracciano, che si fecero molto più frequenti dopo l'incoronazione di Sisto IV, egli amava circondarsi di personaggi dell'importanza di Gabriele Altilio, già maestro di Ferdinando d'Aragona e figura di punta dell'Accademia Napoletana, le sue relazioni culturali si estendevano, del resto, anche agli umanisti romani del circolo di Pomponio Leto.
La figura di Gentil Virginio, come ha ricordato il Sansovino, fu significativa per la sua capacità di conciliare l'attività politica e militare con quella intellettuale "esaltando la virtus come massima espressione dell'esistenza umana".
Alla morte di Sisto IV (1484), a causa dell'ostilità del nuovo papa Innocenzo III Cybo, eletto grazie ai favori del cardinale della Rovere, Gentil Virginio si ritirò a Viterbo, ma nel 1485, sparsasi la voce di una grave malattia del papa, egli ed il cugino Paolo Orsini di Lamentana tentarono di impadronirsi della Porta del Popolo a Roma. Per rappresaglia il 20 luglio 1485 truppe papali guidate da Prospero Colonna e da Fabrizio e Nicolo Sermoneta attaccarono e saccheggiarono la rocca di Bracciano e quelle di Insula, Campagnano, Galeria e Cerveteri, depredando venti vassalli, tutti gli abitanti e uccidendo tutto il bestiame. Il giorno successivo il papa convocò il Colonna ed i fratelli Sermoneta e pretese che mettessero sotto il suo diretto controllo e protezione i castelli conquistati.

 

 


La famiglia Colonna, proprietaria come gli Orsini di grandi feudi nel napoletano, era da tempo in contrasto con questi ultimi per la supremazia sui marchesati di Tagliacozzo, Alba e Celano ed aveva nel Lazio il fulcro del proprio potere feudale. Il papa non riuscì comunque a consolidare il proprio potere sui nuovi possedimenti e nel 1486 (11 agosto) stabilì con gli Orsini un armistizio.
Seguì per Gentil Virginio un periodo di pace durante il quale egli si dedicò al consolidamento del suo immenso patrimonio anche mediante l'acquisizione, nel 1488, della contea di Anguillara, di Cerveteri, di Monterano, Viano e di Isola con il lago Sabatino. Nel frattempo il signore di Bracciano non trascurava di incrementare l'influenza politica della propria corte ospitando nel Castello Maddalena Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico, che andava sposa a Franceschetto Cybo, nipote del papa.
Alla morte di Innocenzo, divenne papa Alessandro VI Borgia il quale ebbe presto buoni motivi per entrare in contrasto con Gentil Virginio. Questi infatti sul finire del 1494 ospitò a Bracciano il rè di Francia Carlo VIII, che era sceso in Italia per impadronirsi del regno di Napoli di cui rivendicava il possesso quale erede degli Angiò, e di fatto gli cedette il possesso del castello e facilitò il suo ingresso a Roma. Carlo VIII inoltre, che era sostenuto nella sua impresa dal Duca di Milano Ludovico Sforza e da Piero dei Medici, incontrò gli ambasciatori di Roma nel Castello di Galeria, altro possedimento. Orsini.


Questo atteggiamento nei confronti dei francesi costò a Gentil Virginio la scomunica, nel 1496, da parte del papa di origine spagnola, il quale ordinò anche a suo figlio Don Juan Borgia di muovere guerra all'Orsini. Gentil Virginio venne catturato e rinchiuso nel Castel dell'Ovo a Napoli, insieme a suo figlio Giangiordano, ma il papa era intenzionato a cancellare il potere che gli Orsini avevano acquisito negli anni e decise quindi di far porre l'assedio a quello che era il fulcro della potenza della famiglia, il Castello di Bracciano. La rocca però, difesa da Bartolomea Orsini e da suo marito Bartolomeo d'Alviano, non cedette ed anzi i suoi difensori riuscirono a sconfiggere le truppe papali il 24 gennaio 1497. Si iniziarono le trattative di pace ed il completo perdono del papa costò agli Orsini la somma di 50.000 ducati da versare alla Camera Apostolica e la temporanea cessione di Cerveteri ed Anguillara. Gentil Virginio morì a Napoli nello stesso anno, forse avvelenato, e la sua salma, dopo una sosta a Roma in S. Paolo fuori le mura e a Bracciano in S. Maria Novella, fu tumulata a Cerveteri.
Unico figlio maschio legittimo di Gentil Virginio e di Isabella, Giangiordano Orsini d'Aragona ereditò il feudo e lo governò dal 1497 al 1517. Ben lontano dal raggiungere la statura politica e militare del padre, Giangiordano si limitò a tentare di salvaguardare i propri possedimenti dalla crescente ostilità del papa, il quale malgrado il perdono continuava a diffidare dei potenti feudatari di Bracciano.
Giangiordano quindi si disse anche disposto a consegnare la rocca di Bracciano all'ambasciatore di Francia al quale aveva chiesto protezione (foto n. 10). Nel 1503 Cesare Borgia decise di passare all'uso delle armi ed assediò il castello che, dopo vana resistenza fu consegnato insieme agli altri possedimenti mentre Giangiordano riceveva un salvacondotto per recarsi in Francia. Egli tomo in Italia dopo la morte di Alessandro VI e l'incoronazione di papa Giulio II della Rovere, con il quale instaurò buoni rapporti e dal quale nel 1514 ebbe la concessione, quale segno di particolare benevolenza, del diritto di esigere il dazio sul sale che veniva importato nel feudo.
Napoleone Orsini d'Aragona, figlio di primo letto di Giangiordano vissuto nel primo trentennio del XVI sec., era giudicato "uomo leggero e di poca fede" e fu ben presto messo da parte anche in seguito alle seconde nozze del padre con una discendente di casa Della Rovere. Nel 1541, durante il pontificato di papa Paolo III Farnese, nacque Paolo Giordano Orsini, figlio di Girolamo. A quel tempo le condizioni economiche del ramo braccianese della famiglia non erano certamente floride, nonostante gli si attribuisse un reddito annuo di 100.000 scudi; causa di tale situazione era il disordine amministrativo e le numerose liti tra i componenti della famiglia. Il papa comunque, nel 1548, riconsegnò i feudi che erano stati temporaneamente confiscati a Gentil Virginio.
Il sec. XVI fu particolarmente importante per il territorio di Bracciano, in quanto già nel 1541 Francesco Orsini Abate di Farfa aveva rinunciato ai diritti del feudatario "sul macello, la pizzicheria, il mulino e la selva" a favore della Comunità e in conseguenza di ciò i massari, accettando le donazioni, si erano impegnati a difendere il territorio.
Nel 1552 il cardinale Sforza, nella sua qualità di tutore di Paolo Giordano, si interessò molto della situazione patrimoniale del suo pupillo e concesse alla Comunità di Bracciano uno Statuto redatto sul modello di quello già concesso a Campagnano.
La Comunità di Bracciano divenne perciò sempre più autonoma potendo contare su rendite e proprietà che la rendevano economicamente indipendente rispetto alle fortune del feudatario. A quest'ultimo era rimasto solo il controllo delle funzioni pubbliche quali: la designazione del Governatore del paese, l'amministrazione della giustizia, il comando degli sbirri che garantivano la sicurezza e la ratifica delle nomine dei rappresentanti eletti dalla popolazione.
In questo periodo iniziò una migrazione di gente toscana verso la campagna romana, in particolare i senesi, dopo la caduta della loro Repubbica (1555) si stabilirono nei pressi di Bracciano, dando origine al borgo dei "capannari", divenuto in seguito Comune di Manziana. Questa colonia ricevette particolari privilegi dal Cavaliere di S. Spirito Bernardino Cirillo.
Altro fatto rilevante di questo periodo fu l'elevazione del feudo di Bracciano a dignità di Ducato, Papa Pio IV emanò infatti una Bolla con la quale nominava Paolo Giordano Orsini primo duca di Bracciano.
Il ducato comprendeva i territori di :
Campagnano, Anguillara, Galeria, Sacrofano, Trevignano, Monterano, Cantalupo, San Gregorio e Saracinesco, oltre naturalmente a quello di Bracciano.
Nell'ambito di questi possedimenti il nuovo duca aveva concesso l'usufrutto di Bracciano e Vicovaro alla propria consorte Isabella dei Medici, fino al 1561. Più tardi però Paolo Giordano, invaghitesi di Vittoria Colonna Arroccamboni, fece uccidere prima Isabella nel castello di S. Giovanni Valdarno e poi il marito di Vittoria, Francesco Peretti, nipote di Sisto V. Questi due delitti gli consentirono di sposare Vittoria Colonna e di rientrare in pieno possesso di Bracciano.
La fine del XVI sec. e l'inizio del successivo videro emergere la figura di Paolo Giodano II, uomo di grande cultura, numismatico ed epigrafista nonché inventore di uno strumento musicale chiamato "rosidra"; egli si adoperò per migliorare le condizioni di vita della comunità braccianese e ad essa fece dono della bandita di caccia e di alcuni terreni liberandola nel contempo dall'obbligo di fornire la contribuzione per le fontane e le milizie a cavallo.
Fu in questo periodo che Giovanni Fontana (Melide 1540- Roma 1614) con l'aiuto di Francesco Fontana ristrutturò l'acquedotto del lago di Bracciano e con Flaminio Ponzio edificò la mostra dell'Acqua Paola sul Gianicolo.
Anche Cristoforo Stati lavorò per Paolo Giordano II, a lui si attribuisce tra l'altro il gruppo marmoreo di Venere e Adone ora conservato nel Municipio di Bracciano, opera di tale squisita fattura che il critico Giovanni Baglione ne parlava come di "opera di finissimo marmo... figure nude con così bell'arte condotte che innamorano chiunque le guarda".
Il clima culturale del momento era arricchito inoltre dalla presenza di Orazio Turriani, primo degli architetti che si succedettero nella costruzione del Palazzo della Comunità. Il Consiglio della Comunità di Bracciano era infatti costretto a riunirsi talvolta in casa dell'Auditore generale dello Stato, talaltra in casa del Governatore o di Madonna Candida Pagnotta e occasionalmente anche" nel Granare o nella Saliera della piazza. Essendoci quindi l'esigenza di reperire un'area sufficientemente ampia da adibire a sede del Consiglio, il Consiglio stesso decise il 7 gennaio 1619 di acquisire "un pezzo di terra contiguo al borgho fuora delle porte di Bracciano". Solo nel 1630 però i Priori decisero l'intervento di un noto architetto nativo di Bracciano e operante a Roma, Grazio Turriani, per procedere all'edificazione del Palazzo fuori le mura; a lui si deve infatti il progetto della prima facciata, come si rileva da una pianta del feudo del 1752 dipinta dall'agrimensore Girolamo Piaggese su carta telata.
Alla morte di Paolo Giordano II iniziò per il ducato un periodo di decadenza ed il territorio cominciò ad essere infestato dai briganti, come del resto già avveniva in molta parte della campagna romana come si può rilevare dagli editti, dai bandi e dai processi dell'epoca. Nel 1674 i possedimenti degli Orsini sono ridotti ai soli tenitori di Bracciano, Ceri, Zambra, Quarto e Quarticciolo di Palo. Sembra che già nel 1664 Flavio Orsini, assillato dai debiti, avesse tentato di intavolare una trattativa di vendita a favore di Livio Odescalchi ma evidentemente essa non andò a buon fine perché non si hanno notizie di cessioni in quel periodo.
Flavio aveva sposato Anna Maria Trèmouille, vedova Talleyrand Chalais, e con lei visse al castello fino a quando la donna non si rese conto della gravita della situazione economica di Don Flavio, ulteriormente peggiorata dalla morte del cardinale Virginio Orsini che lasciò in eredità alla famiglia moltissimi debiti. Nel 1687, causa delle pressioni dei creditori, fu nominato un Commissario amministrativo.
Nel 1695 don Flavio entrò in contatto col duca di Gravina, al quale propose la cessione dei diritti su Bracciano in cambio del pagamento dei debiti e di una rendita vitalizia. Durante le trattative però, Livio Odescalchi spinse la Congregazione dei Baroni ad intervenire in suo favore, per cui don Flavio Orsini il 16 Agosto 1696 cedette il feudo di Bracciano per la somma di 386.300 scudi al Principe Livio I Odescalchi.
La Congregazione dei Baroni fece in modo che il duca avesse in cambio il Palazzo dei Pasquino a Roma ed una rendita di 6.000 scudi annui fino alla data della sua morte, avvenuta nel 1698.
Dopo il 1698 gli Orsini di Gravina tentarono di rivendicare legalmente i loro diritti sul feudo di Bracciano, ma senza successo.

Tratto da "Il Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano" di Carla Michelli Giacobbe

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