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La chiesa è situata sulla parte più alta del promontorio, al centro del paese, su di una piazzetta aerea e solitaria che offre una stupenda veduta del lago. Si hanno solo scarse e frammentarie informazioni sulla Chiesa precedentemente agli interventi settecenteschi che hanno conferito alla Collegiata l'assetto attuale. Derivano, in massima parte dalle relazioni delle Visite Pastorali del Vescovo della Diocesi di Sutri e Nepi. Nella relazione della visita apostolica del 28 gennaio 1574 sono descritti, ad esempio, l'altare del Crocifisso, il Fonte Battesimale, l'altare del S. Rosario ed il Cimitero. Attribuiti al '500 sono anche l’affresco che si trova nella parte superiore del vecchio catino della navata di sinistra (quello attuale si trova ad un livello inferiore ed è settecentesco) e quello rinvenuto sul muro perimetrale nell'andito di accesso all'organo altre notizie del '600 riguardanti lo stato dì conservazione della chiesa ci rappresentano una struttura bisognosa di urgenti restauri.. Passò circa un secolo prima che si avviassero degli interventi di restauro che portarono ad una riedificazione della chiesa,".. fundamentis exctam", si legge nella relazione della visita ad Alimina effettuata in occasione della consacrazione della nuova Collegiata.A motivi di ordine statico, alla urgenza di interventi di risanamento, si aggiungevano nuove esigenze, quelle cioè di ulteriori e più ampi spazi, sia per le Confraternite - che, sia per la volontà di alcune famiglie notabili (Ricciotti, Jacometti, Piacentini) di avere una cappella privata con relativa sepoltura.
Tre furono gli architetti invitati a redigere un progetto di massima per la nuova chiesa. Il progetto e l'offerta giudicati migliori furono quelli di Nicola Lorenzo Piccioni, architetto attivo soprattutto a Roma, di cui si ricordano tra gli altri il restauro dell'interno della chiesa di S. Eusebio ed i lavori di S. Eligio degli Orefici. Il progetto del Piccioni prevedeva la quasi completa demolizione della vecchia chiesa a tre navate. Venivano risparmiati il piano della facciata principale, le due cappelle di fondo alle navate laterali, l'abside che verrà sottoposta ad ampliamento. La nuova chiesa manteneva così l'impostazione di quella antica, il medesimo orientamento, circa la medesima dimensione in profondità, ma si dilatava in senso trasversale per l'addizione di due ali di cappelle laterali.Vennero inoltre demoliti la sagrestia, l'oratorio ed alcuni ambienti annessi. Il campanile, già pericolante perché colpito nel 1729 da un fulmine, fu demolito e ricostruito di dimensioni maggiori. Venne edificato, tuttavia in una posizione diversa determinando un allineamento con il principale asse viario (attuale Corso Umberto I).
Questa scelta ci testimonia una chiara volontà di stabilire un più intenso rapporto tra la Collegiata e l'organismo urbano. Si creò così un asse tra Collegiata e Porta Monumentale che fa intendere la nuova importanza che la comunità intese conferire alla chiesa. Alla morte del Piccioni, successe nella direzione dei lavori, l'Architetto Giuseppe Scaturzi.
Si registrò quindi un notevole rallentamento nell'esecuzione dei lavori per mancanza di fondi. Ultimata nelle parti interne, nel 1794 la chiesa venne consacrata, come testimonia l'iscrizione su lastra marmorea che ricorda la visita Pastorale del Vescovo di Sutri e Nepi Camillo Simeone. Restava, tuttavia, irrisolto il problema della facciata, ancora allo stato di muratura rustica. Solo nel 1888 si tornò ad affrontare il problema per interesse dell'arciprete Giovanni Senzadenari che cercò di sensibilizzare il Vescovo della Diocesi e i propri parrocchiani.

La commissione per la costruzione della facciata, istituita per l'occasione, scelse il disegno dell'architetto Antonio Jacometti, figlio dello scultore Ignazio, direttore dei Musei Pontifici, personalità di spicco del paese di Anguillara partecipò attivamente alla modernizzazione del paese affrontando il problema della viabilità e del risanamento igienico.

Il progetto di Antonio Jacometti, di sapore neoclassico, venne realizzato in stucco con finitura di marmo e gesso. Egli stesso ne curò, a titolo gratuito, il controllo dei lavori.

Da una comunicazione dell'Arch. Mariangela Salano, pubblicata sulla "Tribuna del lago", aprile 1993, n. 62.