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Il restauro della Villa Claudia eseguito nel 1941
Foderina originale della relazione di Roberto Vighi
Presso la stazione ferroviaria di Anguillara Sabazia, a 4 chilometri circa dal lago di Bracciano, sorge lo stabilimento idro-minerale dell’Acqua Claudia. La natura di queste acque e l’abbondanza delle polle sorgive hanno profondamente influito, non meno che le provvide cure degli uomini, sull’aspetto paesistico del luogo: la classica austerità del paesaggio laziale è qui interrotta da un vero e proprio parco, in cui si sono sviluppate, con eccezionale rigoglio, palme, mimose ed altre piante esotiche, tra fiori e arbusti copiosi come in una serra.
La sorgente di acqua minerale che dà origine a tanta esuberanza, è oggi tra le più pregiate d’Italia; ma anche in antico essa doveva essere conosciuta e sfruttata, e di ciò ha dato una conferma monumentale la scoperta, avvenuta nel 1934, di una grande villa romana, ricca d’impianti idraulici d’ogni sorta.
L’edificio, orientato da N-O a S-E, era costruito su di un terreno in pendio, e si sviluppava su tre diversi piani.
Il prospetto, nella parte più bassa, è costituito da un grandioso emiciclo ad arco di cerchio, avente una corda di m. 87 circa, di cui è stata completamente rimessa in luce la metà sinistra con alcuni ambienti adiacenti (figg. 1-2). Questa amplissima curva non presenta una fronte uniforme, ma resa movimentata e leggera da tante nicchie semicircolari di m. 1,80 di diametro, collegate tra loro da semicolonne addossate alle testate. Al centro, la serie delle 42 nicchie e interrotta da una grande porta larga m. 1,90, inquadrata esternamente dalle due semicolonne delle nicchie adiacenti.
Nello scavo furono rinvenuti alcuni rocchi di colonna che, per essere del tutto simili come tecnica costruttiva e pienamente adeguati come proporzioni alle semicolonne, si potrebbero pensare appartenenti a un ordine superiore di colonnine, sovrapposto a quello delle semicolonne.
Al centro di ogni nicchia si apre nella parete una finestrella larga m. 0,6o, a m. 1,20 dal suolo; al di sotto di essa era inserito, in un foro del pavimento, un grande vaso fittile, destinato probabilmente a ricevere un getto d’acqua, come fa pensare il rivestimento della parete delle nicchie con intonaco a cocciopesto. I fondi di alcuni di tali vasi sono stati ritrovati in posto.

(1) Sembra che il nome non abbia alcun riferimento coll’antichità, e derivi semplicemente dal nome della prossima Via Claudia o Clodia.
(2) Diametro delle semicolonne: m. 0,45. Larghezza delle testate m. 0,60.
(3) Diametro dei rocchi di colonne: cm. 0,36.
(4) Di tale rivestimento restano soltanto pochissimi tratti.

R. Vighi

Fig.1 - La metà sinistra dell'emiciclo prima del restauro (vista dall'estremità)
Fig. 2 - La metà sinistra dell'emiciclo prima del restauro (vista dal centro)
Dietro questa parete a nicchie corre parallelo un ambulacro (A) largo m. 3,77, che prendeva luce dalla serie di finestrelle e doveva essere coperto, a giudicare dallo scarso spessore dei muri (m. 0,50 il muro a nicchie, m. 0,60 l’altro), da travature lignee. Dall’esedra, vi si accede attraverso la grande porta centrale e le due minori ricavate nelle nicchie estreme, in luogo della finestrella. Il muro interno dell’ambulacro, conservato sino a un’altezza di m. 4,70, in parte limitava le scale e le rampe d’accesso al piano superiore, in parte era addossato al taglio del terreno, e costituiva quindi la fondazione delle strutture sovrastanti (fig. 3). Un piccolo vano ad arco di cerchio si apre in questo muro, presso l’angolo terminale della curva.
L’estremità dell’emiciclo è chiusa da un ambiente rettangolare, nel quale si deve riconoscere un ninfeo, cui si accede dal fondo dell’ ambulacro (figg. 7-10). Esso ha le pareti laterali ampiamente fenestrate, mentre nella parete di fondo presenta al centro un leggero avancorpo largo m. 1,72 e sporgente cm. 15 circa, che si potrebbe ritenere il fondale di un’edicola o di altro elemento decorativo. L’ambiente comprende al centro una pergola o impluvio cui deve appartenere una colonna di travertino, alta m. 3 e sensibilmente rastremata. Il piano della pergola è a un livello leggermente più basso del deambulatorio, dal quale è separato da un muretto. Su questo muretto furono in un secondo tempo sovrapposti grossi blocchi parallelepipedi di tufo, e su questi le quattro basi a L che sorreggevano colonne o pilastri (fig. 9).
Sotto la pergola era ricavata una fontana con un sistema di giuochi d’acqua, del quale, a causa dello stato di conservazione del monumento, non ci è dato renderci conto. Sul pavimento è aperta una vasca rettangolare molto allungata (m. 5,70) che termina in fondo con un allargamento circolare (diametro m. 1,20) e sbocca anteriormente con quattro gradini discendenti, evidentemente una cascatella d’acqua. Il dislivello tra il pavimento del ninfeo e il piano cui conducono i gradini è di m. 1,70.
Il prospetto del ninfeo, in linea con la serie di nicchie dell’emiciclo, viene quindi ad essere costituito: inferiormente dalla scaletta al centro, e ai lati dei due archi ribassati, sbocchi di un cunicolo a forma di U che si svolge sotto il pavimento della pergola; nella parte superiore da due corpi laterali ad angolo, limitati ciascuno da due semicolonne, che inquadrano l’ampia apertura della pergola (fig. 7).

Fig. 3 - Il muro interno all'ambulacro
Fig. 4 - Particolare dell'emiciclo (in secondo piano il muro dell'ambulacro e quello della rampa)
Sotto la vasca è un cunicolo con copertura displuviata parallelo ai due bracci del cunicolo ad U tra i quali si inserisce; in questo cunicolo immettono due fori, uno grande arcuato aperto sul fondo della vasca e l’altro piccolo, nel terzo gradino, mentre nella curva del cunicolo ad U immettono altri tre fori piccoli che si aprono nell’allargamento circolare della vasca stessa (fig. 6).
Da muri di fondazione avvistati nella zona anteriore al prospetto del ninfeo, si può arguire che di fronte ad esso vi fosse un’altra vasca, di livello inferiore all’emiciclo, in cui cadevano le acque della fontana e dei cunicoli.
A lato del ninfeo è un breve corridoio rettilineo che costituisce il seguito dell’ambulacro semicircolare, e ha quattro porte: quella sinistra immette nel ninfeo, quella di fondo sembra dia all’esterno della villa, e le due a destra si aprono una su una scala ascendente sorretta da un’arcata e larga m. 1,22, l’altra in un ambiente di servizio che contiene un pozzo e una macina.
Nella parte centrale dell’ambulacro semicircolare si è scoperta una grande porta architravata, da cui si dipartono a destra una scala e a sinistra una rampa che portavano ai piani superiori (fig. 13). La rampa, larga m. 1,18, è illuminata da due finestre che si aprono nella parete interna dell’ambulacro, ha in basso una porticina che dà nel sottoscala, e finisce al sommo in una scaletta a sinistra e una porta a destra. La scala, a tre rami larghi m. 1,18, conduceva al secondo piano dell’emiciclo, che aveva il pavimento al disopra dell’ambulacro già descritto. Ciò è dimostrato dal fatto che in corrispondenza e in continuazione del terzo ramo della scala v’era un arco ribassato di cui rimangono chiarissime le tracce dell’impostazione, che sormontava la rampa d’accesso ai piani superiori: quest’arco sosteneva la spinta della scala, e su di esso poggiava il pianerottolo d’accesso al secondo piano dell’emiciclo.
A destra della porta della scala è una stanza, con pavimento musivo di cui è visibile solo una parte, ha una grande finestra sull’ambulacro e l’accesso doveva essere a destra, sull’ingresso centrale della grande esedra che non è stato messo in luce. Il pavimento è ornato da un mosaico tardo a grandi tessere, decorato a riquadri di cm. 74 di lato contenenti cantari, o ramoscelli, o foglie cordiformi, mentre le fasce intermedie recano serie di triangoli (fig. 11).
Nel pavimento stesso furono aperte in età ancora più tarda due tombe a tegoloni, di cui furono rinvenuti gli scheletri, senza alcuna suppellettile.
La stanza stessa è interrotta a destra dai muri dell’edificio colonico moderno che sorge al centro dell’esedra.
L’edificio è costruito sulle strutture antiche: nell’interno sono tuttora visibili due tratti di grosso muro, collegati tra loro da una volta a sesto ribassato larga m. 3,70, a un angolo della quale è chiaramente riconoscibile un accenno di volta a crociera. Tali resti fanno parte di un nucleo centrale che s’innalzava al centro del prospetto curvilineo, e al quale si accedeva attraverso la grande porta sull’asse dell’emiciclo.
Il secondo piano aveva anteriormente gli ambienti di abitazione ora scomparsi, che s’affacciavano sull’esedra, e si sviluppava poi lungo il pendio del colle. Esso poggiava nella parte più bassa sui muri dell’esedra e su quelli degli ambienti semi interrati ricavati, come vedremo, nella zona intermedia del declivio; nella parte più alta direttamente sul terreno.
Fig. 5 - Particolare dell'emiciclo dopo i restauri
Fig. 8 - La pergola del ninfeo prima dei restauri
Fig. 6 - Ninfeo e parte dell'emiciclo sezione
Fig. 7 - Il ninfeo e l'inizio dell'emiciclo: assonometria