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La Chiesa di S. Francesco |
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L'Organo della Collegiata |
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Il Palazzo Baronale |
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Poeti a braccio ad Anguillara |
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I Luoghi della Memoria |
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Il Restauro della Villa Claudia del 1941 |
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La mia Anguillara (Un anziano ricorda la vita in paese) |
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Le Statue Jacometti |
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Le Confraternite |
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Libri - La mia Anguillara di Simona Piacentini |
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Gentil Virginio Orsini |
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La Collegiata |
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Museo della Civiltà Contadina "AUGUSTO MONTORI" |
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La Cappella del Comune |
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Le sfide fra i Rioni - i giochi |
Rammento benissimo le battaglie combattute tra i rioni, con le armi più strane: fionde, cerbottane, fucili costruiti con rami di palma e strisce di vecchie camere d'aria di ancor più vecchie biciclette che il buon "Totì"(1) ci regalava sempre borbottando. Le singolari sfide a pallone, giù alla "Gallinara"(2) o all'arturione"(3) che ci impegnavano dall'alba al tramonto. Partite epiche che si protraevano fino a tarda notte nella speranza di raggiungere un risultato di parità. Gli assalti per la conquista della "Capanna Cinese"(4) contesa tra "Avallanesi" e "Sanfrancescani". Le gare di pesca dietro i "Sordati"(5), quando i "persicacci"(6) abbondavano e non era improbabile pescarne a decine. Le partite a "tappa"(7) "giù a la rena"(8) utilizzando le "Palluccole" dei platani. |
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Le giornata trascorse alla "Gallinara" a giocare a "palline", e noi che usavano vocaboli apparentemente incomprensibili come, "Sopraparmo", "Scocciafoco e pulizia", "ai tirato a ‘Nculò" e "tre metri sotto terra", ma che costituiscono il nostro patrimonio "genetico-dialettale", oggi in disuso. Decine e decine di altri giochi tra cui: "stuzzicarampichì", "scarchibotto", "quattro cantoni", "toppa" "esce l’orso", "campana", "nippo", "palla ‘nvelenata" giochi ormai dimenticati, che ci vedevano impegnati per l’intera giornata che animavano e rendevano gioioso e vivo il Centro Storico del mio paese.
1) Oto Manzotti |
2) Piazza del Molo |
3) Torrione Medievale che sovrasta il paese |
4) gazebo in località monte le forche demolito recentemente |
5) lungolago sotto il promontorio della Collegiata |
6) persici sole |
7) pista di sabbia su cui far correre le palline dei platani per arrivare al traguardo con il minor numero di "Schicchere" |
8) Lungolago Belloni |
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Le donne |
Ricordo con gioia gli anni spensierati dell'adolescenza, il tempo in cui il cuore del mio paese pulsava di vita. I vicoli erano piccoli mondi da scoprire, le stradine tortuose che salgono dal lago, risuonavano delle canzonette delle donne davanti ai fornelli o intente a stendere il bucato alla finestra. Risuonavano degli strilli delle madri ai loro ragazzi che giocando a "sbilli latri"(1), chiassosi come stormi di rondini, correvano a perdifiato giù per le scale dello "sfonnato"(2). Quelle stesse donne che facevano il bucato lungo il lago o al "lavatore"(3) e con le " bagnarole" in testa cariche di panni, tornavano a casa, stanche ma felici, sempre pronte a far "mucchio" per spettegolare. Donne meravigliose che nella settimana di Pasqua si dedicavano a creare i dolci e soprattutto le famose pizze. |
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Quelle pizze che nelle notti Sante adagiate su lunghe tavole, sopra le loro teste, in un andirivieni frenetico, percorrevano vicoli, piazzette e scale per andare al forno, impregnando l'aria del borgo di odori forti e dolci che non potrò più assaporare. Restavo a guardare affascinato e oggi ricordando quelle notti dal dolce sapore di cose antiche, mi accorgo che quel mondo sta lentamente scomparendo. Scivolavo lentamente lungo i muri delle case per godere degli odori che uscivano dalle vecchie cucine, mi riempivo le narici cercando di indovinare la pietanza preparata.
| 1) sbirri e ladri |
| 2) Via Garibaldi |
| 3) lavatoio pubblico situato in Piazza del Lavatoio |
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Gli Anziani |
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I nostri vecchi, seduti fuori "l'arco di piazza", i volti bruciati dal sole, le mani contorte e rinsecchite, segni lasciati dal duro lavoro nei campi o sul lago. "Cupella"(1) mite e riflessivo, il vulcanico "Pazzella"(2), "zi Biacetto"(3) taciturno e serioso, il maestoso "zi Meo"(4), il simpaticissimo "Muffetto"(5), "Cachì"(6) imponente e canuto, ed altri ancora di cui ho perso memoria. Restavo ad ascoltarli, attento a capire qualsiasi parola, cercando di immaginare come fosse Anguillara ai loro tempi. La loro inevitabile morte, ha lasciato un vuoto profondo, la storia, la tradizione, la cultura di questa comunità "abitava" nei loro cuori, si animava nei loro occhi profondi ed espressivi, viveva nei loro ricordi, nei loro racconti, sempre "conditi" di aneddoti e piccole storielle paesane. Noi siamo gli eredi del loro amore per la terra, il nostro impegno è tramandare questo amore alle generazioni future non dimenticando mai le nostre radici e la nostra storia.
| 1) Antonio De Santis |
| 2) Ippolito Pariciani |
| 3) Biagio Catarci |
| 4) Bartolomeo Fagiani |
| 5) Eduardo Scirocchi |
| 6) Gioacchino Catarci |
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I pescatori |
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Ho ancora nella mente, nitido il ricordo dei pescatori al rientro, confusi nei riflessi del sole al tramonto, con le barche colme di cefali, al punto tale che un leggero sobbalzo faceva scivolar fuori il pesce che guizzando sul pelo dell'acqua tornava nel lago. Le gambe di "Ciufolò"(1) immerse nel pescato fino alle ginocchia, file di barche legate l'una all'altra e la festa della famiglia in attesa sulla spiaggia. Le pesanti reti da pesca, distese pigramente ad asciugare al sole, attaccate da un platano all’altro e i pescatori che con movimenti lenti ma decisi riparavano e ricucivano gli strappi. I "Cuculli"(2) distesi sulla spiaggia sembravano lunghi serpenti dalla enormi bocche e noi vi entravamo, rischiando ogni volta di restarvi impigliati, le barche alla secca giù alla "Rena" erano nascondigli perfetti da sfruttare nelle sere d'estate in cui si giocava a "nguattarella"(3). |

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Il mio amico "Righetto"(4), vecchio lupo d'acqua dolce che mi raccontava storie fantastiche sul lago. Purtroppo è scomparso troppo presto e mio padre ed io ne soffrimmo molto. Ho una sola speranza, riuscire a trasmettere ai miei figli l’amore profondo per questa terra e tutti gli insegnamenti di mio padre poiché non è riuscito a farlo di persona.
1) Bruno Paolessi |
2) reti montate su grandi cerchi in legno con diametro che diminuisce gradatamente fino a formare una coda chiusa all’estremità che intrappola il pesce |
3) nascondino |
3) Enrico Paris |
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