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IN RICORDO DI ANGELA ZUCCONI
Nei primi anni del dopoguerra Ludovico Quaroni mi ha introdotto nel Centro di Educazione Professionale per Assistenti Sociali (CEPAS), e mi ha fatto conoscere un mondo di studi e di esperienze per me nuovo, dove ho incontrato o rivisto molte persone di prim'ordine: oltre a Quaroni, Adriano e Teresa Ossicini, Maria Calogero, Anna Maria Levi, Paolo Volponi, Manlio Rossi Doria e i suoi collaboratori. Al centro di questo mondo stava una donna, che a un ragazzo come me è sembrata una signora di mezza età, e dominava ognuno con l' ascendente di una superiorità intellettuale tanto evidente da apparire ovvia: Angela Zucconi. lo non sapevo niente di lei e della sua storia, e sospettavo appena la vasta preparazione culturale che aveva dietro. Ho esplorato poco a poco l'universo dei problemi sociali, legati strettamente al mio lavoro di architetto, e da allora non ho mai avuto dubbi a considerare Angela Zucconi come la guida e l'arbitro indiscutibile in tutte le questioni di quel campo. Nello stesso tempo, ero affascinato dal suo comportamento, diversissimo da quello di quasi tutte le donne intellettuali che ho conosciuto: non aderente ai modelli maschili consueti, ma decisamente femminile. Era sempre in guerra con una, o preferibilmente più persone, senza perdere o piuttosto coltivando la sua chiaroveggenza. Mi faceva intravedere le immense risorse mentali e culturali che vanno sprecate tentando di reprimere, nel lavoro, la coloritura dei generi che dà sapore a tutta la vita.
Nella nostra scuola ogni discussione serviva a far meglio, perché condividevamo il "principio del dialogo" - tacita eredità del nostro fondatore Guido Calogero - che era anche il presupposto della vita democratica da poco riconquistata. Ma fuori dalla scuola le cose sono presto cambiate. Il nostro principale interlocutore esterno, Adriano Olivetti, è stato emarginato e estromesso dalla vita politico-amministrativa. La nostra scuola indipendente è stata cinta d'assedio, finché è stata omologata nel gran calderone dell'Università. Oggi non val la pena di ricordare i piccoli calcoli politici che hanno mosso questa vicenda, e che hanno marcato purtroppo l'inizio della stagione di centro-sinistra. Invece non si devono dimenticare gli enormi sprechi culturali che ne sono derivati, in questo e in tanti titleri settori.
Carlo levi aveva scritto nel 1945: "Le cose quaggiù sono assai più complicate di quello che appaiono alle chiare menti degli uomini giusti e buoni". La Repubblica democratica, insomma, ha voluto privarsi del più importante esperto italiano dei servizi sociali, estromettendolo sia nel campo operativo che in quello didattico. Pietro Barucci, il più preparato dei progettisti romani attuali, costretto qualche anno fa a chiudere lo studio ancora nel pieno delle sue capacità. Due vie d'uscita immediate potevano essere: scriver libri o stabilirsi titlerove, nell'ambiente variegato italiano o all'estero. lo ho ricavato soddisfazioni ragionevoli facendo l' una e l' titlera cosa. Però Angela non avrebbe accettato di rifugiarsi nella scrittura (sebbene avrebbe potuto farlo superlativamente); non avrebbe mai rinunciato alla prediletta unità fra pensiero e azione. Non si sarebbe adattata a lasciare Roma, e riconoscersi sconfitta abbandonando il campo, per un istinto connesso al suo femminile temperamento battagliero. Ha preferito impiccolire a dismisura il suo terreno di azione, restando in vista di Roma, e scegliere un lavoro marginale - la difesa del patrimonio artistico e naturale - dove esisteva, e continua a esistere, una modesta tradizione organizzativa. Infine, scegliendo Anguillara, si è stabilita alla soglia del prediletto territorio umbro-Iaziale, a cui era legata da tanti ricordi familiari e personali. Angela ha chiuso i suoi compiti a Roma, si è trasferita ad Anguillara Sabazia, e ha ricominciato la sua battaglia in una scala ridotta, come direttrice della Biblioteca Comunale e come animatrice della difesa del territorio, in un angolo secondario della periferia romana. Questa sua decisione mi ha lasciato perplesso. Allora era già evidente la crudeltà dell'ambiente romano, nel reprimere e possibilmente eliminare i talenti più singolari. Nella mia professione esistono parecchi casi: Mario Ridolfi, il più dotato architetto della sua generazione, tenuto ostinatamente fuori dagli incarichi importanti e dall'insegnamento, intimidito e infine esiliato a Terni. Italo Insolera, il più promettente urbanista della generazione successiva, dimenticato e isolato fino a scuotere il suo carattere. A lungo ho temuto che sprecasse le sue energie in un ambiente troppo angusto.
Dopo la sua scomparsa comincio a comprendere le sue vere intenzioni, e gli insegnamenti che ne derivano.
Angela Zucconi ha speso nel campo ambientalista (come si usa dire oggi) una ricchezza inconsueta di preparazione culturale, e ha offerto l' esempio di una difesa dell' ambiente intelligente, paziente, persuasiva, attenta alle connessioni col progresso e la crescita democratica del nostro paese. Gli ottanta e più numeri della Tribuna del lago sono un modello prezioso, da far valere nel nostro paese e titlerove nei confronti di un ambientalismo ignorante, convenzionale, rissoso, tenuto in vita dalle difficoltà elettorali di una sinistra che ne serve come truppa di complemento. L'importanza di un modello intellettuale non è misurabile: è un seme per il futuro, che può andar perduto o diventare determinante, e ad ogni modo ha già prodotto i suoi frutti nel campo dei rapporti umani. La commossa e spontanea partecipazione dei cittadini di Anguillara al suo funerale lo ha dimostrato a tutti noi.
La seconda lezione è intrecciata con la linea di condotta personale della nostra indimenticabile amica, e con quel che ha lasciato trapelare delle sue ultime riflessioni. Il bilancio di una vita operosa non spetta a chi l'ha vissuta, ma è rimesso misteriosamente all'unico giudice competente, che se l' è riservato. Sappiamo che i suoi criteri sono diversi dai nostri. Il padrone delle vigna calcola le retribuzioni dei vignaioli diversamente da quel che loro si aspettano. In questa aspettativa, le nostre misure non contano. Il grande e il piccolo non contano. Quest'ultima fase di lavoro di Angela è come un grano di lievito; non sappiamo quanta pasta può far lievitare. Un tale pensiero, che forse ha aiutato Angela a attendere in pace la morte, deve spronare tutti noi a continuare il suo lavoro, senza perdere tempo a fare bilanci incerti.

Arch. Leonardo Benevolo
Dalla Tribuna del Lago nº 80 - Ago.-Dic- 200