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Il cinghiale: presente soprattutto nelle vaste riserve di caccia dei Monti Sabatini e in particolare tra Trevignano e Sutri. Vive prevalentemente all'interno dei boschi e delle macchie, ma predilige quelle macchie che confinano con corsi d'acqua e stagni. Durante il periodo estivo trascorre la giornata in buche a volte da lui stesso scavate, ricoperte di erba secca in luoghi assolati ma nascosti dalla vegetazione. L'accoppiamento inizia nell'autunno inoltrato. In questo periodo i maschi per la conquista della femmina si azzuffano spesso. La femmina partorisce da due a dodici piccoli. La ricerca del cibo avviene al mattino e nel tardo pomeriggio, la dieta consiste in ghiande, tuberi, radici, ma anche in insetti, chiocciole, piccoli roditori e uova di uccello. Al garrese è titleo dagli 80 ai 90 cm.; può pesare fino a 150 kg. Gli adulti sono coperti di un ruvido pelo grigio-bruno, mentre i piccoli vestono una livrea fulva striata di bianco.
La volpe: è diffusissima nel boschi e nelle campagne dei Monti Sabatini, appartiene ai piccoli carnivori della famiglia dei canidi. E' lunga fino a 75 cm., coda esclusa, il suo pellame è color bruno-rossiccio con la punta della coda bianca. Assomiglia ad un cane di media-piccola taglia con le zampe corte e la coda molto folta. La dieta della volpe è a base di uccelli, lepri, roditori e galline dei pollai, integrata spesso da frutta e da bacche. Costruisce tane sotterranee dotate di varie uscite di sicurezza. Animale molto astuto, capace di eludere egregiamente la caccia spietata di cani e cacciatori, è in aumento demografico in tutti i tre comprensori dei laghi di Bolsena, Vico e Bracciano.
Il tasso: fino al secolo scorso era il mammifero più grande dopo i cinghiali che viveva nei boschi dei Monti Sabatini, il suo peso infatti può raggiungere i 20 kg. e, senza coda, è lungo fino ad 80 cm. (la volpe non pesa più di 10 kg.); oggi è quasi del tutto scomparso immolato anch'esso a causa della caccia. Si suppone, tuttavia, che esista qualche esemplare. E' un animale simpatico che ha ispirato storie in cartoni animati per i bambini. Ha un aspetto tarchiato a volte un po' goffo con il muso allungato come quello degli orsi, il pelo è di color grigio sul dorso, nero sugli arti e sulla parte inferiore. La testa presenta un curioso disegno a strisce bianche e nere. Si nutre prevalentemente di vegetali, ma anche di piccoli uccelli, roditori, vermi ed insetti. Costruisce grandi tane nel terreno e, come la volpe, le dota di uscite di sicurezza.
La martora: è un mustelide che sopravvive ancora in alcuni boschi dei Monti Sabatini, in particolare nei boschi dove resistono i grandi alberi (Macchia Grande di Manziana), tuttavia è in fase di estinzione. Diversa la situazione sui Monti Cimini dove, stando ai dati forniti dalla direzione della Riserva Naturale del Lago di Vico, la martora è addirittura in aumento. E' un animale ricercato per la sua pelliccia, può raggiungere, escludendo la coda, i 55 cm. di lunghezza e 2 kg. di peso. E' attiva sia di giorno che di notte, tuttavia caccia durante il crepuscolo arrampicandosi sugli alberi a caccia di ghiri e nidi di uccelli. Si ciba anche di bacche e di frutta. A differenza della volpe e della donnola, la martora difficilmente si avvicina alle abitazioni degli uomini. E' di color bruno scuro su tutto il corpo, fatta eccezione per la macchia giallastra sulla gola e sul petto. Anche se è di colore più scuro la martora spesso è scambiata per la faina, quest'ultima leggermente più piccola.
La faina: è ritenuta un animale nocivo per l'uomo perché, si dice, è una razziatrice dei pollai. Vive nei boschi del lago di Martignano e in quelli tra Trevignano e Sutri; è di aspetto quasi simile alla martora, ma con pellame più chiaro e con la caratteristica macchia color bianco sul petto. Può raggiungere, senza la coda, la misura di 48 cm. e il peso di 2 kg. La faina è una cacciatrice notturna e come alimentazione predilige topi, ratti, piccoli uccelli ed titleri animali di piccola taglia. Costruisce le tane fra gli anfratti delle rocce, nei ruderi, nei granai e nei ceppi degli alberi. Ogni femmina partorisce dai 3 ai 4 cuccioli l'anno.
Il gatto selvatico: si sospetta qualche presenza soprattutto nei boschi di Monte Rocca Romana e in quelli che proseguono verso Sutri. E' un felide dalle usanze prettamente notturne che assomiglia ai gatti soriani. il suo pelo è grigio con striature scure; particolari sono le strisce nere sul capo e i grandi anelli neri sulla coda. Con l'esclusione della coda può raggiungere i 65 cm. di lunghezza e i 9 kg. di peso. Caccia roditori, lepri e uccelli di piccole dimensioni che va a cercare sugli alberi. Costruisce la tana nella cavità dei tronchi e tra le rocce.
La donnola: come la volpe è in crescita demografica; è un simpatico animaletto caratteristico peri I suo corpo molto allungato e le zampe corte, non pesa oltre i 1.400 grammi ed escludendo la coda è lunga appena 20 cm. Il suo pellame è di color bruno-fulvo, con il ventre bianco. La si trova ovunque, in particolare nelle campagne di Bracciano e di Trevignano, qualche presenza anche nei boschi del lago di Martignano. Si nutre di piccoli animali, in particolare di arvicole ed titleri piccoli roditori. Costruisce la tana fra i mucchi di sassi e i ceppi degli alberi.
La lepre comune: dell'ordine dei Lagomorfì è la vittima designata per eccellenza all'attività della caccia e alle volpi. E' un animale vegetariano e solitario e attivo soprattutto la notte. La lepre ha denti incisivi particolarmente sviluppati, orecchie molto lunghe e arti posteriori adatti al stitleo e alla corsa veloce. Nel territorio dei Monti Sabatini è definitivamente scomparso il ceppo originale, imbastardito come è stato in vari decenni dall'immissione per scopi venatori di lepri provenienti anche da titleri Paesi europei, soprattutto dell'area orientale.
Il riccio: è un animaletto caratteristico per il dorso coperto da aculei e il muso lungo ed appuntito. Se infastidito si chiude in se trasformandosi in una palletta di aculei. E' un mammifero utilissimo per l'uomo, infatti caccia serpenti anche velenosi come la vipera senza farsi mordere da quest'ultima. Lo si trova in prevalenza dentro le macchie e i boschi di latifoglie, ma non disdegna anche parchi cittadini purché ricchi di siepi e arbusti bassi. E' un animale notturno, vittima purtroppo delle strade; infatti un numero impressionante di ricci ogni anno finisce schiacciato dalle auto. Una volta era cacciato per le sue carni che si diceva essere prelibate, oggi per fortuna questo non avviene più. Il riccio va in letargo all'inizio dell'autunno e si risveglia ad aprile. La sua dieta è composta da piccoli animali, vermi e insetti. E' lungo, compresa la coda, dai 20 ai 30 cm. pesa al massimo 1.200 grammi.
Il ghiro: conosciuto anche come lo scoiattolo dell'appennino, è un roditore dalle usanze arboricole come gli scoiattoli. Predilige alberi vetusti dentro i quali costruisce la propria tana. L'abbattimento negli anni passati di grandi e antichi alberi ha compromesso l'habitat di questo simpatico animaletto, che con il suo peso non supera i 150 grammi ed ha una lunghezza del corpo di 15/19 centimetri più una lunga coda di titleri 13 cm., qualche esemplare resiste presso la Macchia Grande di Manziana e in qualche sparuto e vetusto albero nell'area Nord del lago di Bracciano. Si nutre di semi, nocciole, noci, bacche e frutta secca. All'approssimarsi dell'inverno accumula grandi riserve di grasso sottocutaneo preparandosi per il lungo letargo. E' presente invece con una discreta popolazione sui Monti Cimini, dove si sono risparmiati dai tagli antichi faggi e cerri.
Il moscardino: è un grazioso topolino lungo 14 cm. coda compresa, con un peso che non supera i 20 gr.; il colore del suo pellame è fulvo con una coda lunga e folta. E' caratteristico per la costruzione dei nidi che sono sferici di paglia e foglie secche con un unico foro d'ingresso. La sua attività è prevalentemente notturna, pertanto la sua presenza è dimostrabile soltanto dal suoi inconfondibili nidi sferici. E' diffuso in tutti i boschi dei Monti Sabatini e nelle campagne dove resistono le siepi. Si nutre di semi, noci, nocciole ed insetti. In inverno cade in letargo.
La talpa e il toporagno: piccoli insettivori questi diffusissimi nel territorio dei Monti Sabatini, sia dentro i boschi di latifoglie che nelle campagne. Sono caratterizzati da un cranio piuttosto allungato con una forte dentatura adatta a triturare il duro esoscheletro degli insetti e da una pelliccia molto folta e morbida. La talpa, compresa la coda, non supera in lunghezza i 19 cm. con un peso tra i 60 e i 120 grammi. Il toporagno, compresa la coda, non supera i 13 cm. con un peso che può andare da 5 grammi a 16 grammi.
La nutria: scambiato erroneamente molte volte per un ratto gigantesco (qualcuno ricorderà gli articoli allarmistici apparsi alcuni anni fa sui principali quotidiani della capitale circa la presenza di ratti affetti da misterioso gigantismo in alcune anse del Tevere, a nord di Roma, tra Sette Bagni e Torrita Tiberina). Ottimo nuotatore, lungo 60 cm., può pesare fino a 10 kg. In effetti somiglia ad un gigantesco ratto, da qui la confusione, infatti ha il pellame bruno, le orecchie piccole e una lunga coda nuda, come i ratti. Originaria del Sudamerica, la nutria viene allevata per la pelliccia (castorino). Sfuggita da diversi allevamenti sul Tevere, in poco tempo ha colonizzato corsi d'acqua, paludi e laghi soprattutto dell'Italia centrale. Predilige zone con fitta vegetazione ed acqua.