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I BOSCHI DEI MONTI SABATINI
Il Lazio a nord di Roma è una zona particolare dal punto di vista vegetazionale. I substrati vulcanici con morfologia collinare e pianeggiante hanno favorito l'uso del territorio per i fini agricoli e, nel caso del comprensorio Vicano, la più specifica monocoltura del nocciolo; tuttavia si rinvengono in complessi più o meno estesi cenosi forestali caratterizzate da un grado a volte buono di naturalità originaria, anche se alcuni complessi sono in prevalenza a ceduo; ciò contribuisce fitosociologicamente a caratterizzare i boschi a cerro e a castagno.

Le diverse influenze Bioclimatiche, oceaniche e continentali convergenti su tutto l'alto Lazio hanno fatto di questa regione una "Platea di smistamento" fra consorzi europei mesofitici (tipo di piante che crescono in climi temperati e in terreni di umidità media) e subtropicali termoxerici, nonché con elementi atlantici e, a quote più elevate, con elementi orientali-balcanici.

Dal periodo post-glaciale il clima nella zona è stato caratterizzato da:

- un periodo atlantico in cui dominava il bosco misto e la farnia raggiungeva il 60%; ora è un relitto concentrato in piccoli nuclei in pianura (5500-2500 a.C.);

- un periodo sub-boreale, caldo secco, in cui la rovere sostituisce la farnia. Ora la rovere è in regresso a favore del cerro. (2500-800 a.C.);

- un periodo sub-atlantico freddo umido in cui i boschi scesero a quote inferiori e il faggio si diffuse a danno della rovere (dall'800 a.C. al periodo attuale);

- secondo lo studioso Padula, nel clima attuale si va affermando la componente continentale. Ciò significa che si allontana sempre di più la possibilità di ricreare la naturalità originale.

Un ruolo di modifica profonda della tipicità forestale è comunque da attribuire ai vari insediamenti antropici che hanno caratterizzato negli ultimi 2/3000 anni soprattutto il complesso Sabatino; l'aspetto originale della grande foresta è andato sempre di più modificandosi e riducendosi. Qualche residuo si può notare sopra il monte Rocca Romana, nel comprensorio di Manziana e lungo i pendii più scoscesi che incorniciano il lago di Martignano. I boschi che interessano il bacino imbrifero del lago di Bracciano, soggetti da anni ai periodici tagli economici, ben poco offrono d'interessante dal punto di vista puramente naturalistico, anche se danno un certo fascino paesaggistico al turista di transito. Tuttavia qua e là piccole presenze della macchia mediterranea rappresentano dignitosamente l'antica foresta di lecci e di querce e di arbusti tra cui l'alloro, il corbezzolo, la filliera e l'olmo.

Diverse le piante estranee all'ambiente originale introdotte dall'uomo negli anni passati che in vasti tratti delle sponde hanno profondamente modificato l'aspetto naturale. Tra queste essenze arboree non autoctone troviamo: le robinie, i pini domestici, l'eucaliptus, il platano e il pioppo.

Presso il bivio per la statale Cassia, a 5 km. da Trevignano verso Anguillara (lato Est), lungo le colline che costeggiano la strada provinciale per Anguillara Sabazia, si incontrano rigogliose macchie di cerro, farnetto, orniello, carpino, corniolo, frassino, leccio, olmo e qualche acero.

Da Anguillara verso Bracciano (lato Sud) si trovano ancora piccoli boschi di lecci, castagni e roverella, soggetti a volte, durante i mesi estivi ad incendi.

Da Bracciano a Vigna di Valle, la ginestra comune ha sostituito la precedente copertura forestale di roverella e di castagno; dimostrazione questa del passaggio del fuoco avvenuto più volte.

Le specie potenziali

Stando alle attuali condizioni climatiche le specie potenziali adatte a comporre un bosco misto naturale sono: Quercus cerris, Carpinus betulus, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana, Pyrus piraster, Sorbus torminalis, Coronilla emerus, Acer campestre ed obtusatum, Cornus, Evonymus, Ligustrum vulgare, Laburnum, i tigli, il ciliegio e l'olmo; a quote più elevate (oltre i 500 metri) anche il Fagus Abies.

La copertura forestale

I territori dei tre comuni del lago Sabatino, Anguillara Sabazia, Bracciano e Trevignano Romano, sono coperti da circa 2.300 ettari di boschi, in maggior parte a ceduo misto.

Primeggiano i castagni con oltre la metà del totale di tutti gli altri alberi; seguono: cerri, ornielli, carpini, roverelle, lecci e qualche faggio.

Solo la tenuta degli eredi Odescalchi, nel settore Nord del bacino imbrifero del lago, ha ben 1.550 ettari di terreno coperto a bosco, 425 ettari boscati interessano la zona di Vicarello.

Circa 100 ettari di boschi coprono il bacino imbrifero di Martignano.

Il coltivo in tutto il bacino imbrifero del lago di Bracciano non supera i 200 ettari.

 

Il bosco di Manziana

Tra i Monti della Tolfa e il lago di Bracciano si trova ubicata la Macchia Grande di Manziana e la Caldara, entrambe emergenze ambientali di grande e indiscusso interesse naturalistico. Presso la Caldara, infatti è radicato un popolamento di betulle, unico dell'Italia centrale, dall'incerta origine ma molto bello e perfettamente inserito nell'habitat naturale del posto, mentre la Macchia Grande di Manziana rappresenta un esempio, anch'esso piuttosto raro, di alto fusto di cerro in formazione originaria, cioè non proveniente da riconversione da ceduo, con esemplari colonnari e maestosi a testimonianza di quello che doveva essere il paesaggio forestale primordiale. Nel Bosco di Manziana oltre al cerro si trovano: il farnetto, il sorbo e l'acero campestre.

Il bosco di Monte Rocca Romana

Nei comuni di Trevignano Romano, Bassano Romano e Monterosi si erge il monte più alto dei Sabatini (612 m.). Su questo monte è presente una vegetazione purtroppo sottoposta al taglio economico periodico.

I principali alberi sono: castagni, cerri, carpini e qualche faggio. Il faggio che si trova su questo monte rappresenta ciò che resta di una estesissima foresta che dalla Toscana scendeva fin sotto Roma, in epoche in cui il clima era molto più freddo dell'attuale. Questa pianta si è adattata al successivo cambiamento climatico, qui, infatti, vegeta ad una quota molto bassa rispetto al suo areale.

A Monte Rocca Romana si trova qualche faggio a quota 500 metri, sul versante di Sutri, quando normalmente si sviluppa su quote che vanno da 700 a 1.200 metri. Il faggio (Fagus Abies), nonostante il suo vigore, va considerato, come abbiamo già accennato, un relitto delle estese ed intricate foreste diffuse in tempi storici su vaste aree geografiche e conservatosi grazie all'oceanità del clima.

Il fenomeno è riscontrabile in Toscana (Amiata, Cetona) e sull'Appennino laziale, nonché in altre aree dell'Italia centro-nord. E questo grazie ad un pluviofattore ancora congeniale a questa specie. Assistiamo infatti all'abbassamento non solo del limite del faggio, ma della faggeta intera. Sui Sabatini successivamente migliorata dall'uomo è diventata oggi la ricchezza economica del viterbese, ma anche la rovina dell'ambiente a causa delle pratiche chimiche cui venne sottoposta.

Tra Manziana e Bracciano e tra Trevignano e Sutri e poi lungo i boschi di Martignano troviamo altri piccoli e medi arbusti come il Pruno, il Biancospino e qualche Rosa con qualche invasione di Rovi ed Edera.

Tra le orchidee spontanee è facile osservare la bella Cephalanthera ai bordi delle radure delle macchie.

Nei boschi di Vigna Grande e in quelli di Martignano fino a poco fa si trovavano discrete estensioni di fragole di bosco. Tra aprile ed agosto ciclamini, viole dei pensiero, non ti scordar di me, qualche giacinto di bosco (dai caratteristici fiori azzurri pendenti), elleborine rosea, qualche mirtillo (dalle bacche commestibili), anemoni bianchi, sanguinarie (piccole siepi), garofani di campo, ecc., profumano l'aria e rallegrano la vista. Molte piante spontanee che una volta erano comuni, ora sono diventate rare o scomparse come la violacciocche, e questo perché raccolte ed estirpate indiscriminatamente. Ora leggi regionali e nazionali tutelano quasi tutte le piante fin qui elencate. La raccolta di un fiore spontaneo può rappresentare un grande danno alla stessa specie.,

 

Il bosco come comunità

L'insieme di un grande numero di alberi di specie diverse (qualche volta della stessa specie) costituisce il bosco.

Il bosco forma un ambiente particolare, diverso da regione e regione, in cui vivono in comunità le piante e gli animali che hanno rapporti regolati da leggi biologiche, che variano secondo le condizioni ambientali e permettono un perfetto equilibrio naturale (biocenosi = complesso di individui di diverse specie animali o vegetali che coabitano in un determinato ambiente).

L'intervento dell'uomo, quasi sempre volto a soddisfare i propri bisogni, si inserisce in modo negativo in questo equilibrio fino a distruggerlo. Un'area completamente disboscata, se lasciata a se stessa, tornerà ad essere un nuovo bosco solo dopo molti decenni; molte volte, invece, si trasformerà in una scomposta macchia pirofila (esca facile di incendio) o, peggio, diventerà deserto.

 

L'importanza del bosco

Il valore dei boschi non è legato tanto all'interesse economico della produzione del legname e di altri sottoprodotti, quanto a quei vantaggi notevoli che non possono essere quantificati in denaro. I boschi infatti sono indispensabili per la purificazione dell'aria che avviene attraverso le foglie, le quali catturano le particelle di sporcizia sospese nell'aria e con la pioggia le restituiscono al terreno che le riassorbe.

I boschi arricchiscono l'aria che noi respiriamo di ossigeno, regolano il regime delle acque, impediscono l'erosione dei terreni ed eliminano il pericolo delle inondazioni. Anche il clima è influenzato positivamente dalla presenza di un bosco, che insieme ad altri fattori ambientali migliora il microclima (nel caso nostro gli altri fattori sono i laghi di Martignano e quello di Bracciano). Inoltre i boschi abbelliscono i paesaggi ed offrono al turismo la ricerca e la scoperta dell'affascinante e misterioso mondo della natura.

Il bosco nell'antichità

Fin dai tempi più antichi gli uomini individuarono negli alberi una forza divina, rispondendo così al mistero della secolarità degli alberi, alla resistenza degli stessi alle più svariate e difficili condizioni ambientali, all'esplosione della variata fioritura primaverile e alla ricca produzione di frutti estivi ed autunnali.

Le tradizioni, l'identificazione divina e le usanze cambiavano da paese a paese, ma ovunque era conservato il valore degli alberi nell'equilibrio generale di ogni ambiente, nella produzione dell'energia vitale, nel consolidamento dei terreni e nell'economia del territorio. Perciò i nostri antenati vivevano in stretto rapporto con il bosco, dal quale prendevano nutrimento dai frutti e dalla caccia agli animali e sostegno dal legno.

Ma con l'avvento dell'agricoltura iniziò un irreversibile processo di aggressione della foresta e questo per offrire sempre più spazi ai campi coltivati. Con l'invasione del bestiame che distruggeva gemme e pianticelle e con l'abbattimento delle piante per costruire strade e case, intere foreste di pianura scomparvero in pochi secoli.

Un tempo l'Europa centrale fino alla pianura padana era una immensa foresta interrotta solo da piccole dune, da paludi, laghi e rupi. Già nel Medioevo l'intervento predatorio dell'uomo aveva ridotto di due terzi la superficie boschiva dell'Europa.

Restavano ancora in parte incontaminati i boschi e le foreste delle colline e dei monti, che fino al secolo scorso erano rifugio di briganti e assassini; per questo motivo a partire dal 1500 e fino alla fine dei 1700 molti di questi stupendi boschi furono distrutti dai soldati dei vari Stati di allora, stessa cosa accadde ai boschi che circondavano il lago di Baccano.

Nell'era moderna la mancanza di una seria politica forestale dette un grave colpo al patrimonio forestale; infatti alle carbonaie e alle miniere si aggiunsero le vetrerie. Il disboscamento sconsiderato fu arrestato solo verso la metà del 1700 quando si iniziò ad operare in una politica di rimboschimento. Alla fine del secolo scorso il patrimonio forestale italiano superava i 15 milioni di ettari, oggi questo patrimonio si è ridotto della metà esatta.

Il sottobosco

Il sottobosco è l'insieme di cespugli, piccoli arbusti e felci che si sviluppa sopra alle erbe, al muschio e ai licheni all'ombra degli alberi dei bosco. Il sottobosco ha notevole importanza per la vita del bosco stesso perché protegge il terreno dal dilavamento e dall'erosione superficiale, protegge gli insetti e piccoli mammiferi dalle eccessive escursioni termiche e dal vento, favorisce la conservazione dell'umidità nel suolo, arricchisce il terreno con i suoi detriti di sostanze organiche, fornisce cibo ad uccelli e mammiferi più grandi. Nel passato il sottobosco forniva prodotti secondari come: fasciame, strame (fieno, foglie secche per l'alimentazione, la fitoterapia e per fare semplici lettiere), frutti saporiti come fragole, lamponi, mirtilli, more e piante officinali, nonché funghi.

 

 

L'Humus

E' debito un accenno all'humus e alla sua importanza per il bosco. L'humus è una sostanza nerastra e soffice che ricopre il terreno migliora le condizioni fisiche dello stesso perché assorbe grandi quantità di acqua rimanendo però molto permeabile, accresce la porosità e l'areazione del terreno, favorendo il riscaldamento e rallentando il raffreddamento.

L'humus è formato dal materiale organico che si viene a trovare sul suolo e che è il risultato di innumerevoli e complesse trasformazioni chimiche diventa ricco di cellulosa, proteine, grassi, amidi e zuccheri, indispensabili ad un sano sviluppo delle piante superiori. Per la formazione di 10 cm. di Humus occorre un tempo lunghissimo che va dai 100 ai 500 anni, da ciò la necessità di mantenere integro un bosco, al fine di evitare che il terreno privo di alberi e quindi soggetto agli effetti erosivi degli agenti atmosferici perda questo prezioso elemento, indispensabile per la fertilità del suolo.

Gli animali del bosco

 L'equilibrio naturale di un bosco è strettamente legato ai rapporti che intercorrono tra piante ed animali (biocenosi). Ogni specie animale ha una sua ragione d'esistere e tutte le specie animali insieme contribuiscono a mantenere quell'equilibrio che consente al bosco di vivere.

I predatori, ad esempio, eliminano gli animali più vecchi e malati attuando così una selezione naturale a vantaggio della stessa specie predata gli erbivori limitano la crescita eccessiva della vegetazione; i rapaci controllano la proliferazione dei rettili e dei topi; gli altri uccelli diffondono i semi e divorano gli insetti nocivi che aggrediscono le foglie, il legno e le radici degli alberi; gli insetti diffondono il polline, liberano il suolo dalle sostanze in decomposizione e lo smuovono ossigenandolo.

 

Moria dei boschi

E' un fenomeno patologico che da alcuni anni sta investendo anche il nostro paese. Il diffuso inquinamento atmosferico debilita le piante e le rende più vulnerabili agli agenti esterni, tra cui i parassiti.

Questa nuova malattia chiamata "Stress degli alberi" riguarda soprattutto l'equilibrio degli ecosistemi in quanto incide sulle componenti biotiche ed abiotiche titleerandone i rapporti ecologici.

I primi sintomi di questo fenomeno negativo si sono registrati intorno agli anni '70 nelle foreste Casentinesi e poi a Vallombrosa. Le prime piante a subire i danni sono state quelle le cui foglie vengono rinnovate ogni sei/sette anni, per cui tutte le conifere.

Dal 1980 anche i boschi di latifoglie hanno cominciato a subire i primi danni e in particolare le faggete.

Dal 1984 si va osservando l'estendersi del deperimento anche sulle specie del piano collinare basale, fino alle latifoglie e alle conifere della macchia mediterranea.

Nel Lazio settentrionale fenomeni di "Stress" sono verificabili più nelle zone a confine con la Toscana; particolarmente interessate da ciò sono i boschi intorno al lago di Bolsena; su quelli Sabatini la situazione è nettamente migliore, tuttavia inspiegabili morie di alberi (al momento molto limitate) si notano tra Canale Monterano e Manziana e nei boschi di Anguillara.

Da un recente inventario forestale eseguito dai corpi forestali regionali in Valle d'Aosta, Trentino titleo Adige, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Sardegna è risultato che ben il 50% delle piante è orinai danneggiato.

Sui boschi dell'titleo Lazio incombono le emissioni di ossidi di zolfo (SO) provenienti da una delle più grandi centrali termoelettriche d'Europa, quella di Torre Valdalia di Civitavecchia.

In questo caso i Monti Sabatini rispetto ai Cimini ed ai Volsini sono più fortunati, in buona parte, infatti, sono protetti dai Monti della Tolfa che subiscono il primo impatto delle emissioni inquinanti della centrale. Da quando essa è entrata in funzione, la salute degli abitanti di Civitavecchia è peggiorata in maniera preoccupante, con forme di bronchiti asmatiche e di allergie.

A nulla sono valsi gli appelli di ambientalisti e di cittadini: il grande camino della mega-centrale continua ad emettere sostanze nocive alla vita delle popolazioni e delle piante. Tutto L'titleo Lazio, infatti, sta subendo gli effetti di questa assurda situazione, in particolare i boschi dei Monti della Tolfa; fenomeni di danneggiamento da SO² si riscontrano anche sulle conifere dei Cimini.

Gli alberi dei boschi Sabatini tuttavia subiscono maggiormente gli effetti dell'inquinamento che proviene da Roma rappresentato in particolare da ossidi di Azoto (NO) e da composti organici volatili costituiti da idrocarburi. Ciò si evince dal fatto che si è notato un leggero aumento dei danni alle piante sul versante più vicino alla capitale, come: Anguillara e Martignano. Poca roba al momento, ma preoccupante per il futuro visti i primi effetti sugli alberi del comprensorio Sabatino.

Come abbiamo già accennato, gli ossidi di Azoto e di Zolfo contribuiscono all'acidificazione delle deposizioni atmosferiche. Molti composti presenti nell'aria reagiscono con queste sostanze, dando origine a sostanze acide in forma di gas, di liquidi e di particolato, che vengono trasferite dall'atmosfera per mezzo di deposizioni umide (piogge, neve) o secche, danneggiando la vegetazione, i laghi e i marmi dei monumenti.

Purtroppo le precipitazioni atmosferiche da diversi anni presentano una certa acidità dannosa agli equilibri bio-chimici dei terreni e alla stessa vita delle piante; anche il comprensorio Sabatino non è immune da questo fenomeno che, come abbiamo già visto, fino a questo momento sopporta bene. I danni da piogge acide in Italia fino ad ora sono risultati contenuti, molto meno che in Germania, Austria, Ungheria e Svezia dove intere foreste sono già morte; ciò è attribuibile ai terreni calcarei presenti sul territorio nazionale.

I terreni calcarei riescono in parte a neutralizzare l'acidità delle precipitazioni. L'titleo Lazio, però, proprio per le sue caratteristiche geologiche (terreni di origine vulcanica) non ha questa difesa naturale, in compenso grosse attività industriali, se si fa eccezione della centrale termoelettrica di Civitavecchia, non interessano il suo territorio, titleresì i venti dominanti vengono dal mare.

Stando a questi elementi ogni insediamento industriale futuro dovrà tenere conto di questa situazione, nel contempo bisognerà operare perché la grande minaccia della centrale termoelettrica di Civitavecchia possa essere ridotta almeno in parte.

Tratto da:

IL LAGO DI BRACCIANO - L'AMBIENTE

CAP. III - LA FLORA

A cura di Ennio La Malfa

Provincia di Roma